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LISA DI Dry,

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ROMUALDO PALANCA

I CANTI DELL'AURORA (la poesia delle fonti)

| Tetracordi ed Eptacordi

Dolcezze

Alma Natura #

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PROPRIETÀ LETTERARIA

INDICE

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DOLCEZZE :

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ALMA NATURA :

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PROPRIETÀ LETTERARIA

INDICE

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PETRACORDI ED EPTACORDI :

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Sul Soratte: 0 > Chl. TR Dara » 128 Guardando la corrente. . ...,.. > » 129 Giulia Farsi LEMEREZiA x È » 130 Da Monte Razzano. . . ... . RI oa » 151 Fuori la Porta Fioréniina di Viterbo . . . » 134 Per le nozze di mia sorella . . .. . SE >. 137 Primarere classiche (I - V) . ....0., » 139 Epicedia : Pallida! mote... «3 Di 10 VU SAD O % 147 Rimembranza. . 0. L..+0. e 150 NOR 1 nt Re it I A NA ) » 151 Pogue seoohe\, 0% Ke NO » 152 Ultima Ino: n ele catia 5 » 153 Prada ter << uel a E » 154 Castporanto si 7 IRC ca Rn » 155 La chiesuola del camposanto . . ..... » 156

L'ultimo sogno :

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Dai colli Cimini Inviti . .

Per nozze. +. a F.M. . Risposta .

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In riva al mare (I

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Sul Tirreno (I - II) Ricordi ellenici (I - III)

| Sui colli Albani (1 - 111).

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‘Carmina, primus amor, trepidae studiumque juventae,

nunc tempus tutas est iterare vias! @&

IL CANTO DE L’AURORA,

O candida bellezza, che fiorisci mite ed arcana nel mio cuore, in Inngo agitar di battaglie e di speranze, dammi ch'io colga pienamente il senso profondo de le tue forme sublimi nel fuggevol trionfo de la vita. E quando il gaudio cesserà e il fremente gelido Aubio, in una triste angoscia per questa soglia varcherà l'eterno, GI o candida bellezza, allor nei languidi ricordi splendi dei fuggiti beni, da poi che al pianto Iugubre e deserto, sol la memoria del passato è pace! Caldo è il tuo regno, 0 diva, ed a me ascoso non fia giammai, poi che con rosee dita compagna de lamore apri le dolci

porte d’ oriente, a suscitar Paurora.

1)

Ella ti sente, giovinetta amica,

e dal violato talamo d’Astreo

rifugge bella nel bel carro d’oro.

E con te, diva, l’immortale plaga tenta per lunghi e vividi trionfi

nel celere passaggio de la vita.

Deh vieni aurora! Il giovinetto mondo desioso di te gli oscuri veli

de la tristezza infrange, e la speranza, sola gioia terrena, urge al veniente tuo bacio, in contro al mobile avvenire, E dai silenzîì de la notte scioglie

con mille voci l' imminente bosco

il fuggitivo spirito silvano

al reduce amor tuo, ch’ alto sorvola per i tfastigi de le larghe cime.

E vieni, e tingi col tuo roseo tinto prima le vaste azzurrità dei monti, incombenti sul duro e travagliato piano fecondo del lavoro umano.

E corri in una pura onda di Iuee

=

sn l'ampio mare, che risponde al tuo dolce saluto col fragore immenso

de l eterno suo moto, e tutto avvolgi,

o bella aurora, e tutto con un palpito profondo di dolcezza ti somiglia.

Ma non l’indugio a te piacque, o celeste, e avanzi, avanzi, ed altri mondi, ed altre forze risvegli che non vide ancora

l’ occhio infermo de 1 uom, per cui tu bella passi fulgente nel bel carro d’ oro.

Deh sali, aurora, e a l’invocante reca

il puro bacio de 1 amata, il riso

novo de la bellezza alta e feconda

sul lungo tluttuààr de le speranze

che in dolce attetto te chiamano, o dea!

TETRACORDI ED EPTACORDI

(dal Fonte dell'Amore)

« Nobis, emm brevis oecidit Inx, » « nox est perpetua una dormienda. »

CATULLUS.

Dei cieli nel mite chiarore sorvolano i dolci fantasmi

dei giovani sogni «d’ amore.

S' avvolgono in labili veli, e sfumano in blandi tramonti nel mite chiarore dei cieli.

JI.

Ne l’ occhio tuo nero scintilla di luce uno strano baglior, persegue la vaga pupilla i sogni del giovine cor.

Che pensi? Il mister de la vita ancor non dischiuso è per te. tralascia se vudi fiorita

serbar Villusione: e la tè.

_—R-

III.

Il pendulo frutto maturo le cupide brame ridesta, e a frangere il facile stelo la candida mano s’ appresta.

Nel riso del labbro vermiglio | la gioia del cuore traluce, la cinge il tramonto sottile. dun diafano manto di luce.

IV

Il grappolo dolce disfiora con fine blandizia le labbra vermiglie a la bella, che in lento abbandono

x

cencede le forze a un lungo piacer.

Raccoglie ne VP anima viva li accordi compiuti dei sensi, e l’ agile corpo, come una cetra vivente, par tutto vibrar di piacer.

—.Ai9,—

Va

Discende dai vertici azzurri con ala silente la sera, fra i rami intrecciati sussurti, vaganti su Paura leggera.

Un candido giglio vivente somiglia la bella, che ignora VP ebbrezza d’ un sogno veniente pel bianco silenzio de P ora.

SVI

Aleggiano i sogni dorati intorno la fulgida chioma, nel mite profumo che sale dai candidi fiori obliati.

Son dolei speranze, visioni fuggenti del puro ideale, col mite profumo che sale dai candidi fiori obliati

e a Li fi e * sd x buca: ati ? “. 0% ri 3 : . : w

VII.

Che miri silente è pensosa ? Dal seno lunato del mare, non odi 1’ eolico carme, fra il suono de l’arme, passare ? | Con vela di porpora Alceo

trascorre fiorente sul mare, sorride a 1)’ amor trionfale

del bel semideo, ) Egeo.

VII.

La nobile alunna raccoglie in alto la palma sicura, i vanni la musa discioglie e i voli sublimi misura.

Di Miro, di Satto e Prassilla per l’ etra risalgon le note, il carme pindarico brilla * e il dorico cielo percuote.

È muta la cetra! Pensosa VP alunna ne gli occhi lucenti riflette la lenta armonia

rapita su l'ala dei venti.

Con docile mano la cetra Alemano possente tentava, a letra silente la bella

il dorico carme librava.

X.

Il bosco virente rameggia del sole a gli scialbi splendori, le gelide canne dal labbro sfiorate risvegliano gli echi sonori.

E lenta del sogno che accampa possente nel valido core, l’arcana speranza, su l onda melodica dileguasi in contro a l’ amore.

Matti. SCO prg. va ci

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SONETTO LIMINARE

Per voi, madonna, in lunga teoria inseguo i sogni miei fatti di luce, passano in una strana fantasia le visioni che l’amore adduce.

E mi prende e mi vince la malia afl'ascinante e dolce che traluce da gli occhi vostri, la speranza mia

volutiiosamente mi sednee,

Candidi sogni, tulgide visioni, dove } anima mia pura e fervente è chiusa come in nobili prigioni, quanto errar mi vedrete per l incanto che muove amore infaticabilmente

dietro l’ orme del mio lucido canto.

&' ineurva il lago come un argenteo monil nel bosco verde, riflettonsi contorte nel tremulo specchio

per le declivi sponde le piante.

Alti su l’ acque, come una gotica arcata, i lunghi rami s’ intrecciano ne l ombra, con ritmico moto

passan, visione candida, i cigni.

Nel chiaro mattino d’ aprile dilungasi il verde sentiero, fra i campi fiorenti di vita,

nel chiaro mattino ld’ aprile,

Anelan le viridi piante gli azzurri misteri del cielo, la luce del sole, la vita,

anelan le viridi piante.

tile NINO]

Tra i bruni sassi chiara precipita l’onda canora, dai verdi margini le svelte conifere al passo

danno dovizia d’ ombra gentile.

Dal monte al piano fugge con rapida lena il ruscello, fugge instancabile ai fondi misteri del mare :

cara è su l’ acque l’ ombra gentile.

Su su pei rami contorti ed agili, in lungo abbraccio salgono 1’ edere, la bianea strada in mezzo al verde

con rapidissima eurva si perde.

A quali ignoti lidi atfrettantesi corre la bianca strada ?... Il mio fulgido sogno di vita ripensa e tace

oh fortunato sogno di pace!

Come immani serpenti che fiutino di lontano 1’ odor de la preda,

i flessitosi platani adergono.

Sotto il morbido cielo di perla, per il bosco spogliato, 1’ incanto

dolce si scioglie del mattin jemale

Nel vasto chiarore nivale che sale al trionfo de 1’ etere, dilungasi il brullo viale

silente :

e l’acque con lene sussurro trapassano, e incombe ne 1 alto un pallido cielo d’ azzurro

algente.

Giù giù dagli alberi, gialle, avvizzite le foglie al piano semina il vento, ne l autunnale cielo protondo

trionfa un ultimo baglior d’ argento.

Alti fra i margini corre il sentiero, d’ una chiesuola le guglie ardite 8’ ergono.... cadono lente le foglie

giù giù dagli alberi, gialle, avvizzite.

Ha incanti sublimi la cheta foresta di conifere, fra l’ ombra copiosa, segreta

che nel silenzio etffondesi,

E l’acque nel lucido lume d’ un ciel crepuscolare, in rapido corso s’ aftrettano

verso l’ ignoto, al mare.

—_'apa

Per la foresta alta di betule, che lieve scende dalle pendici, salgon nel lucido mattin d’ aprile,

salgon le linfe conquistatrici.

Lunghi, vivissimi baglior di lamina, su su da l acque che increspa il vento, la solatàa pianura accoglie ;

sembrano l’acque liquido argento.

O vaghi sussurri di piante, effusi su l ala del vento, al popol dei vivi, che strano linguaggio

parlate nel vespero d’ or?

Dal vivido cielo di fuoco un’ onda di sogni discende, il lento sussurro con mistica gioia

ascende gl’ impervi mister.

-m2-

Il timido sogno nivale in lento abbandono si scioglie, la reduce fata dei monti tacita, molle, gelida sta.

Intesse fra i rami profondi un volo di folli chimere, che vanno, che vanno, che vanno,

lungi a la bianca tranquillità

O nuda tristezza intinita che l anima insegue smarrita, con volo fiaccato, ineguale,

pel gelido incanto nivale.

E VP anima dolee che sogna ? e il fervido cuore che agogna ? La lenta visione si perde :

lontano nel riso del verde.

9

I monti azzurri sfumano eccelsi in un cielo d’ opale, errompe nel bacio del sole

la forza vegetale.

Come un angue «d’ argento si snoda veloce il ruscello, ? adianto verdissimo abbricasi

pel fosco ponticello,

Che vivo pispiglio di nidi nel folto de l agili sponde, che lunghe carezze d’ azzurro

il cielo d’ aprile diffonde !

Ed alte sul liquido specchio digradano in rapide file le piante fiorite, nel bacio

bramoso del sole gentile.

De bla hi VE #*" inilà ù aa

La pineta, che segreta si distende, mentre scende

giù dal cielo bianco un velo,

in eftuso silenzio si raccoglie E sembra la pineta, alta, profonda e cheta,

sembra un placido sogno di mesto anacoreta.

Ascende per l’ erto pendio la nera foresta d’ abeti, e vanno pel cupo fogliame

sussurri profondi e segreti.

E sembra che un blando mistero insista nel cielo, piovente su l'alta foresta silente

un fiume soiive d’ oblio.

La candida strada arresta ! Inconscio da 1’ animo forte rampolla un pensiero di morte che involge il troncato cammino.

E lenta la pace discende

in questo tranquillo recesso.

sui lucidi sassi salienti, su VP ombre del nero cipresso.

Con murmure lungo, monotono. abbiosciano 1 acque argentine, spumeggiano bianche fra i sassi

ne l’ ampie, sonore ruine :

«e presso le viridi sponde Je piante fiorite Yincurvano

ni RI MAR ate.

Investe la diafana Inee la nera foresta d’ abeti, al tardo tramonto che indugia

nel grembo dei cieli segreti.

Biancheggiano i sassi del rivo con ampio, nivale candore, trapassano in corsa sul ponte

ferrate le linee sonore.

In breve cerchio racchiuse 1 acque dànno vivissimi lampi di luce; risplende sopra V immenso piano

il vivo sole meridiano ;

e nel silenzio vasto de ora, che preme blanda, fascinatrice, sembrano gli alberi del parco aulente

fusi nel bronzo stupendamente.

Il placido rivo. il rivo Ineente qual terso cristallo, discende tra P ombre del nero viale,

con lene sussurro doleissimamente,

E suscita il vento su tutte le cime de gli olmi un leggero stormir, e gli olmi sul rivo lucente

piegano, il lene sussurro ad udir.

Accenna con lento piegare la densa foresta d’ abeti, si spegne in un cielo di perla

la scialba Ince crepuscolare.

E sopra i bianchi sassi del fondo, il ponte lucente, silente,

lancia la rapida curva possente.

Le piante annose s’ ergono in file verdissime al lito, il placido mare si culla

nel bacio del sole infinito ;

mentre tra cielo e mare, eftuso di vago splendore, sul limite azzurro si perde

un tenero sogno d’ amore.

Il largo tramonto di rosa «ne l umide rocce sorride, silenzio d’ intorno.... si posa

un vasto nitore sul mare.

Oh stanchi trionti di luce! Sotluso d’ un pallido velo, il blando tramonto di rosa

vanisce lontano pel cielo.

Ancora per 1’ alba ridente ehe preme le lucide porte, | ascende un Selvaggio sussurro

«di voci sonnolente,

che cullano i sogni di pace, ne l’ombra pensosa fioriti, e anelano al bacio immortale

Si drizzano i platani immensi, sfumando in un lume di rosa, @ donano ai classici cieli

ti. il soffio de gli ultimi incensi.

Corrono, corrono, corrono

l'orlo d’ un limpido finme, ì giunge, che passa.... lontano.

AS pe

I rami stecchiti si senotono al soffio del erudo rovaio, su tutte le cime del bosco

è solo l’algor di brumaio.

Non voce, non eco! Una trama d’ un perfido aracne somiglia il bosco, che a facili insidie

si stenda con cupida brama.

Il classico sole latino fulvo discese di dal monte, risplende or di vividi fuochi

la linea del eurvo orizzonte.

S'indugia illustrando i tastigi il pallido giorno che muore, - l’ edera verde pei vecchi tronchi

ascende con tenero amore.

ES

CONGEDO

Per voi, madonna, lungamente errai per colli azzurri, e mobili foreste,

e le vostre suonanti, altere feste

del mio lucido canto incoronai.

Ora non più, per le fulgenti teste

de le camene mie che tanto amai, hanno fiori vermigli i miei rosnai

cresciuti co le rime agili e preste.

Lungo la traccia del mio roseo cielo valea un’ ombra di sogno umile e lento. in alto in alto sotto un bianco velo,

e co l’amore in vasto ondeggiamento, su da l animo mio, caldo ed anelo,

vaniscono le pie rime d’ argento.

DOLCEZZE

(dal Fonte del Biaceze)

« Aeneadumque genetrix, hominum, » « devumque voluptas, Alma Venus! »

LUCRETIUS.

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a PHARA

dal riso morbido, da l'ondeggiante erin di viola.

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Madonna Phara, udite

la canzone ch’ io dico per voi al cielo ed alla terra,

a tutte le cose viventi,

a tutte le cose morenti.

Dalla vita che sa la dolcezza, dalla fulgida giovinezza, dai cieli profondi e turchini -

dai mari senza confini,

da tutte le forme vivaci de la fiorente bellezza, io porto una calda carezza,

dolce madonna, ai vostri baci.

Ah questa vita che fugge, che la fiamma lambe e distrugge, che balza repente nel vuoto

de P ombre, a la morte, a 1 ignoto,

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questa florida vita il pianto solo non lascia, e vale nel suo passaggio mortale la bellezza d’ un canto,

se dai vostri occhi ROLA è avvinta l'anima mia, se freme in mille sussurri la chiara, vocale, armonia.

Vi piace de ) albe silenti tuffarvi nei caldi misteri ? vi baceranno i pensieri le tremule luci pallenti,

O d’ una sera lunare amate le lunghe malìe ? rifioriranno più care

Je tenere malinconie,

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È bello il tramonto che avanza e accende i sentieri del mare, volete, madonna, navigare

sulla nave della speranza ?

Oh d’ una notte nivale il gelido, effuso, candore ! il palpito de 1 amore

da le cose sepolte sale.

Come una forma statuaria, ne la sua muta bianchezza. sta l’anima mia solitaria

su le cime de la bellezza ;

ma quando 1 onda abbraccia del piacere che scorre le vene, ritugge amorosa e viene

fra VP arco de le vostre braccia.

in un oblio sconfinato, - col desiderio più forte, caduto, perduto, annegato

in un abbandono di morte.

Chi falcia il tior de la vita? chi semina intorno il dolore ? per me, per me il mio amore

ne la speranza intinita!

Veloce, veloce, fuggente su l'ala d'un sogno giocondo, la cara età nova dolente

si perde nel buio profondo,

dove son le cose vane, le cose tristi, dove 1’ ora non segna le dolcezze umane,

dove non splende aurora.

E poi?.... Madonna Phara, la vostra dolce chioma di viola, gli occhi azzurri. la cara

beltà che mi consola,

il riso gentile, diffuso su tutte le mie esultanze, in tutte le mie speranze

quel riso morbido racchiuso !

Ed ecco, dal mistero profondo, dal silenzio freddo ed immoto.. dal destino ignoto,

ritorno a la gioia del mondo.

Declina sui colli il giorno, e accende il tramonto nel sole i morbidi e silenti

languori de le viole.

“di È

I 1.3) I

Chi tesse 1’ argenteo velo che si spiega sul mare? Sentite l’ anima tremare

in un desiderio di cielo ?

Sola, una nuvola bianca, annegata nel turchino, varca solitaria e stanca

) intinito cammino

dei cieli; varca ad un lontano sogno, che si dischiude sui vasti orizzonti, e racchiude

tutto ) amore nmano,

O bella chimera che fuggi co la celerità del baleno, e tutta la vita mi suggi

ne la speranza del sereno

miraggio, io passo, ombra vana, su l ali trepide del desio, passo felice, verso il mio

lento richiamo : lontana

fiorisce una plaga di rose, che per il mare d’ argento, ne le luci vaporose,

mi dona l’effluvio sul vento.

Chi tesse l’ argenteo velo che si spiega sul mare? Sento l’ anima blanda tremare

in un desiderio di cielo.

Madonna Phara, amate la canzone ch’ io dico per voi al cielo ed alla terra. a tutte le cose viventi.

a tutte le cose morenti.

UN MATTINO DI PRIMAVERA

Biancheggian di niveo candore i pizzi del fine origliere, le pallide luei de alba

incombono intorno leggere.

Ne 1 ultimo sogno che sfuma, veloce in un blando mistero, qual ansia amorosa vi preme,

o dolce madonna, il pensiero ?

Già Vl alba in un bacio di rosa sul mondo assonnato passò, con essa la vita che freme,

con essa l’ amore tornò.

Or cresce pei tloridi cieli un’ onda lucente che va, errompe dal giovine mondo

un’ onda di gaudio che sta.

—. 8

È stanca, o madonna, la luna! Pel tervido mare dei sogni che i lunghi silenzi raduna,

andava con occhi d’ argento,

andava con lento cammino. Or bianca in un sottio liaciala] al guizzo del chiaro mattino,

si spegne nel cielo d’ opale.

Pei monti, per 1’ ampie vallee è tutto un tripudio solenne

di ninfe leggiadre e napee,

che mescono amori giocondi al dolce finir de la vita,

al riso dei cieli profondi.

Odoran le viridi siepi di bossolo e di biancospino, dileenasi simile a strale

un frullo pel cielo turchino ;

e sale da gli umidi botri, col yel de le nebbie leggere pei lucidi spazi armonioso

il canto del vispo braviere.

11 sole già verzica e ride sereno tra vinche e virgulti, zampilla una chiara fontana

con suono di strani singulti ;

e vivi pispigliano i nidi tra il verde del chiuso verziere, e l’ aria gioconda risuona

di tutti quei tinnuli gridi.

-M_-

Le placide e larghe ninfee galleggiano al sommo de 1’ acque d’ argento, siccome un’ offerta

al culto di candide dee,

che passano come un sidluntzia ci aliando fra i rami leggeri, che bevon di tutto l’ azzurro

gli arcani e profondi misteri.

Ginlivo il salute di progne. su gli ampi e lucenti veroni, vi desta, gentile madonna,

dai facili e Innghi abbandoni ;

e stanca le belle visioni, fra il riso d’ alata speranza, nel flutto dubioso de 1’ ombre,

seguite con pia trepidanza.

fila

Aprite, gentile madonna, le braccia a 1’ amore che viene, il cuore fecondo di vita

aprite a le gioie serene!

Oh come è fugace quest’ ora di gaudio solenne! Cogliete, gentile madonna, il desio

de 1’ ansie frementi e segrete!

Io porto la mia giovinezza a lara del voto aspettato, cercavo una blanda carezza,

la gioia d’ un bacio sognato.

Io vengo messaggio di vita, io vengo messaggio (d’ amore, a Para del voto aspettato,

sul cuore, sul cuore, sul cuore !

UNA SERA D'ESTATE

II sole corrusco discese piegando sul dorso dei monti, ne gli orli le nuvole accese

rosseggiano ai larghi orizzonti.

È pace! Per l ombra romita sussulta una brama, un pensiero che sa di dolcezza e mistero :

la vita, la vita, la vita!

E vaga lo spirito immenso, bevendo le lunghe malie, fin dove l’amore è più intenso,

nel grembo d’ incognite vie;

fin dove una forma lontana di viva bellezza risplende, per essa, con tacita e arcana

speranza, lo spirito ascende.

ls

Va come un sospiro di vento sui campi, fra Varida stipa intuonano le cavallette

lunghissimi sistri d’ argento.

Fioriscono rare le stelle nel limpido cielo di latte e geme profondo assinolo

nel folto de l’ agili tratte.

Va il rivo con murmure lento laggiù ne l’ eccelso eliceto, e l’ ampia, scorrente canzone ""

ripete ai silenzi del greto,

Canzone dolente che passa. canzone felice che viene, arreca la nuova speranza,

si porta del cuore le pene.

Per l’ aria purissima e blanda, con placida malinconia perdono stanchi e lontani

i tocchi dl’ un’ avemaria.

Son tinnule note d’ argento che scendono flebili al cuore, che pregano } ultima pace

ai sogni mancati d’ amore,

Su tutte le lucide vette è un fremito largo e possente, che corre, che invade, messaggio

di nuova letizia veniente,

È un'alba lunare! Lontane annegano in cielo le stelle. si parlano tutte le cose

con voci profonde ed arcane,

Si parlano i bianehi villaggi al mite candore lunare, ascende dai colli selvaggi

un lungo e festoso cantare,

che volge a invisibili cuori, \ lontani dal mondo lassù, chiamando i fuggevoli amori,

“che forse non tornano più.

Ondeggiano i neri carrubi siccome un fantastico mare, sovi” essi con vele d’ argento

io miro la luna passare.

In alto il mio sogno giocondo con lucidi palpiti appare, su tutto quel cielo profondo,

su tutto quel mobile mare,

fu

Venite, madonna gentile ; voi sola ne l alto splendore, voi sola emergente, sottile

qual getto di mistico fiore.

Già tutta la sera lucente del vostro sorriso è felice, voi sola, voi sola possente,

o fulgida conquistatrice !

Vi tengo! Concedo al piacere l’ accese mie brame segrete, che a voi s’ abbandonano intiere,

con lunga, instinguibile sete.

Vi tengo! Con docile cura ascendo la vostra bellezza. e bevo de l anima pura

la nuova, fragrante dolcezza.

UN TRAMONTO D'AUTUNNO

La fiamma del sol vaporosa carezza la fuga dei monti. stomanti in un lume di rosa

sui enrvi, lontani orizzonti.

lo varco gli azzurri profondi, tessendo una magica rete. s'avvivano i sogni giocondi

di mille speranze segrete.

Madonna, dal vertice muto del fulgido cielo divino, accenna un felice saluto

il classico autunno latino,

L sveglia ed accende l’ amore vibrante la forza e la vita o povera fiamma, rapita

da l eternità del dolore!

Da quali memorie sincere fiorisce la blanda visione ? si scioglie in una illusione

di luminose primavere.

E tu, voce d’ oro, che giungi da tanta serena esultanza, che rechi, che rechi da lungi

alla mia vivida speranza ?

Il rapido fiume si frange tra gli archi fugaci del ponte, sa Ponda gli azzurri del cielo,

sa l’ onda i silenzi del monte.

E corre instancabile, corre ne l’ ampia ruina sonora se muore il porpureo tramonto,

se preme la lucida aurora.

7a -

Azzurro e fragrante si stende il mare nel bacio del sole, che vivo scintilla ed accende

le nebbie di rose e viole;

e su dal vastissimo grembo avanza fuggevole al lito, con fievole musica d’ oro,

il palpito de 1’ infinito.

Ed ecco, già il sole morente sui poggi lontani declina, già diafana l’ ombra silente

avvolge la bianca marina.

Che dicono l’ ombre romite ? Sussurri vaganti, misteri d’ ebbrezze, di gioie infinite

mi baciano i dolci pensieri.

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Racconta la fosca pineta, con lento e solenne ondeggiare, ai piani, a la luce segreta,

le lunghe blandizie del mare.

La voce s’ affievola, il vento rapisce quei suoni lontano, ai mesti silenzi del piano,

al sogno del mare d’ argento.

Sn gli ampi ed aperti orizzonti il rosso tramonto colora i cieli di fiamma, disfiora

le creste turchine dei monti.

La luce con palpiti leni si affioca ne l’ ombra odorosa e sfuma pei cieli sereni

in languidi toni di rosa.

Madonna, che dice 1 immenso ? Volete tutto penetrare il mistero del mare, il senso

de l infinito? Navigare

coi venti i silenzi de 1) onda? Vedrete si come è profonda la vita, ed il sogno è giocondo

oltre la vacuità del mondo!

Vi porterò, mia eletta, come un’ offerta a 1 ara, le stelle dai cieli fulgeranno belle

su l oro de le vostre chiome.

Vi,porterò in contro a 1 aurora, pei noti sentieri del mare, dove le candide e ignare

dolcezze fioriscono ancora.

UNA NOTTE D'INVERNO

ma

Madonna, nel buio profondo non orma di vita traspare, è spenta la voce del mondo, è muto il sospiro del mare, Su tutte le cose è l'oblio, e ai fervidi sensi gli amori accende con lungo desio

Keimòdn dai giocondi languori,

Quel fosco cipresso, che al lume del vespro con lento ondeggiare piegava la cima, or vegliare

lo sento su l ultime brume.

E dietro al fragor de la notte avventa la furia dei rami. con lugubri voci interrotte.

con pianti di dolci richiami,

SI Ni +

RIT

Gli spiriti stanchi, affannati, son reduci a me dai lontani ricordi, con palpiti arcani

s’ affollano ai vetri appannati.

Dall’ ombre del sonno paurose mi parlano in cuore un profondo rimpianto di gioie obliose.

perdute nel sogno del mondo.

Galoppa, galoppa, pel grande fiorito sentier de la vita, e sfronda le rosee ghirlande

tessute con fragili dita.

Galoppa, galoppa, veloce corsier da 1 accesa orifiamma, chè tutte le cose a la foce

divora la livida fiamma.

\ \

Ps

La strofe divina d’ Alceo nel gaio convivio risuona, la strofe divina corona

la coppa del biondo lieo,

E l anima blanda immenso, sorriso che brilla nei lenti piaceri de 1’ ore fuggenti,

attinge con limpido senso.

L’ armonico fiume t’ avvolge ne l onda rapace, o infinita anima mia, e mite ti volge

ai lunghi trionfi di vita.

Splendori di cielo, tiorite speranze per |’ ombre romite, lusinghe di baci, preghiere

che accendono 1) umili sere,

De,

Lit

Li veggo, li sento, li penso, nel lume de gli occhi profondi, gl inquieti abbandoni giocondi,

I ebbrezze del tacito assenso.

E sotto al cedevole freno, \ che tenta 1’ indomito ardore, madonna, con palpito pieno,

errompe 1’ indocile amore,

O riso che brilli profuso da tutte le pure sorgenti, o dolce delirio, diffuso

su tutte le forze viventi !

Dai calici colmi, levati all’ otterta del nume ignoto, ascende pel silenzio immoto

la fiamma dei sensi strenati.

Sh

Cullato sui molli abbandoni. io navigo un mare d'’ incanti, mi brillano dolei visioni.

mi tremano pianti già pianti.

E avanti! Nel pelago strano insiste felice il piacer, oh come il mio sogno lontano

annega in un buio mister!

È l'alba! Dal cupo orizzonte discende per candide nevi, discende ed i passi suoi lievi

non segnan le pallide impronte.

È l'alba! Pel vasto nitore dell’alto sudario di gelo anelano timide al cielo

l’ebbrezze confuse d’ amore.

CLAM

ZL e

vere novo

O bella che mi tenti nel gaudio fugace, attorcente

tra le sue bianche anella tutta l anima mia,

(e co la strofe alata la spira volubile sale,

sale fremente in contro ai flessitosi amori)

per te s’ allegra il nume con placida festa di gioia,

sotto il fiorito bacio, dio de 1’ amore io sono.

Io ti perseguo, o dea, con alto volere, rifugge

la tua bellezza al mio cupido desiderio.

Passa la rosea aurora e attinge le vette dei cieli,

softì di vita, fremiti di voluttà ridesta,

e su le paghe giunge possente con dolce richiamo

la primavera amica di giovinezza eterna.

Al ma la mia speranza non cresce compagna a l'aurora?

quale sarà l’augurio che la divina reca?

Jo ti perseguo, o dea fiorente, con alto volere,

la tua bellezza cede al desiderio mio.....

Oh gelosa vittoria! Fra 1’ arco gagliardo del braccio,

pallida, muta sei. Vibra la forza e dice

amore, amore, amore Possente con dolce richiamo

sopra le plaghe giunge la primavera amica.

Ul

villa Lante

O pallida madonna, che dischiudi a la vita le belle passioni, in un largo trionfo

di giovinezza, vieni a lenir le profonde

ferite del mio cuore, cireontusa di Ince

e più bionda del sole sotto il ciel A’ ametista. Con fremiti ardenti di sonore speranze

il pentametro lieve, ai colloquî d’ amore

ti guida, eletta, il riso di dolei sogni cinge in festosa esultanza l’ alta tua chioma d’ oro.

e urge un desiderio inquieto di te.....

E tu venisti, o bella, in un mite tramonto di novembre, su questa verde plaga montana a salutar l'autunno. Ed io ricordo ancora il senso di quell’ ora. Un velario d’ argento sottile, si stendeva sul pieghevole verde dei monotoni prati, umidi di rugiada,

e fasciava le piante, silenti spettri ignoti,

che l ingiallite foglie con un fruscìo perdeano

2

suonante di tristezza; ed immoto scendeva

su la larga pianura, e risaliva il cielo sfumando sul lontano arco de l’ orizzonte.

La saliente villa di Lante-Della Rovere

cinse il bel sogno nostro. Ricordi le mortelle correre in lunga fila, e l’ acque copiose precipitare ? Il moro, lascivamente bello,

sopra la larga tazza s’ ergeva, come a bere

il lungo e arcano bacio del ciel crepuscolare, e a noi l'immenso fascino tenea pei sensi il core. Ma con voci profonde l’ imminente foresta, dove l'ignoto dio solo veglia a amore, chiamava le speranze alte del mio desio.

E allora ti condussi pura, silente a | ara

a cogliere il trionto della futura vita.

Mentre ne le tue labbra fiorenti il caldo bacio posai, tenevo 1’ anima su le labbra sospesa,

e a traverso la rosea tua bocca semiaperta

spiravo il largo soffio d’ un alito divino ;

e la tua bocca offriva un varco a la ferita solinga anima mia, quando oh dolcezza! intesi

l intiera vita perdersi stanca e soave in tel....

O languide pupille, in supplicanti brame volte al piacere, il dolce vostro fascino immenso che lascivo mi tenne, urge ancora il ricordo di quell’ autunno verde, morente su le plaghe

selvagge de la villa di Lante-Della Rovere.

MH

calendimaggio

Ricordi ?

Per il crepuscolare ciel di calendimaggio, immenso e solitario come un mare sblvaglio; erravano dei nostri sogni le forme alate con un desio di facili anime innamorate, e in un silenzio tiepido versavasi il profondo senso che muove il vigile palpitare del mondo. Ricordi? Il sol morente dal ricurvo orizzonte t' illuminò nel gaudio de la tua pura fronte, frangendo i bianchi raggi de la sua luce mesta tra i riccioli ribelli de la tua bionda testa. Soli andavamo, il bosco alto parea una trama sottil che ci teneva con Iussuriosa brama, e per i sensi l’ agili forze fiorian pugnaci

come speranze mosse di voluttà e di baci.

Ancor ne l’aria un mite bagliore palpitava

e dal mio petto l ultimo sogno sprigionava, dietro una silenziosa, fluttiiante chimera

che mitigava l ombra di quell’ umile sera. L'ombra pesava, ed io, io cercavo te sola, tenuto dal pieghevole